La fotografia aerea sta vivendo una vera e propria rivoluzione, con prospettive che un tempo richiedevano elicotteri costosi e che ora sono alla portata di chiunque possegga un drone da poche centinaia di euro. I droni permettono di documentare siti archeologici e monumenti storici con precisione millimetrica, facilitando interventi di restauro e conservazione attraverso la creazione di modelli digitali accurati. Per chi fotografa il patrimonio italiano, questa tecnologia apre orizzonti creativi prima inimmaginabili, senza però dimenticare il quadro normativo: le regole da seguire sono infatti complesse e si intrecciano su più livelli, tra normativa aeronautica, tutela dei beni culturali e diritto d’immagine.
La normativa aeronautica
Dal 31 dicembre 2020 si applica in Italia il regolamento europeo UE 2019/947, recepito dall’ENAC con il Regolamento UAS-IT, che classifica le operazioni in tre categorie basate sul livello di rischio: categoria aperta, specifica e certificata. La maggior parte dei fotografi opera nella categoria aperta, che consente voli senza autorizzazione preventiva ma con limiti precisi.
Chi pilota deve registrarsi sul portale D-Flight, ottenere un attestato di pilota e stipulare un’assicurazione per la responsabilità civile. Il drone deve rimanere sempre a vista, non superare i 120 metri di altitudine e rispettare le distanze di sicurezza da persone non coinvolte. Il patentino ENAC, ottenibile attraverso un esame online di 40 domande sul portale ENAC ha validità quinquennale e costa 31 euro.
Le restrizioni geografiche rappresentano il primo ostacolo serio. Le zone vicino agli aeroporti sono severamente vietate senza autorizzazione specifica, mentre le aree urbane densamente popolate richiedono permessi particolari. Chi vuole fotografare il Colosseo o Piazza San Marco deve consultare la già citata D-Flight, la piattaforma che fornisce le mappe aggiornate delle zone dove il volo è proibito e/o soggetto a restrizioni temporanee.
Il nodo dei beni culturali
Fotografare dall’alto un monumento non è solo questione di sicurezza del volo. Il Codice dei Beni Culturali, decreto legislativo 42/2004, nella sua versione originale prevedeva una disciplina restrittiva per la riproduzione di beni culturali. Le modifiche introdotte dal decreto legge 83/2014 e dalla legge 124/2017 hanno cambiato il quadro normativo.
L’articolo 108 del Codice, comma 3-bis, rende libera la riproduzione e la divulgazione dell’immagine del bene culturale, purché non sia fatta a scopo di lucro. Questa distinzione è centrale: il fotografo amatoriale che pubblica le sue immagini su un blog personale opera in modo lecito. Chi invece usa quelle stesse fotografie per campagne pubblicitarie o vendita di stampe si trova in una zona grigia che richiede delle autorizzazioni specifiche.
Roma Capitale, per esempio, prevede che le riprese filmate o fotografiche effettuate con drone e destinate ad uso pubblico o con scopo di lucro siano soggette a preventiva autorizzazione della Sovrintendenza Capitolina. La richiesta va presentata con almeno 20 giorni di anticipo. Altri comuni e soprintendenze applicano procedure simili, con tempi e costi variabili.
La situazione si complica per le opere architettoniche recenti. Se l’architetto o lo scultore è ancora vivo o è deceduto da meno di 70 anni, la riproduzione per uso commerciale richiede il consenso dell’autore o dei suoi eredi. Vale anche se l’opera è visibile da uno spazio pubblico. Un fotografo che vuole vendere immagini aeree del MAXXI di Roma o della Città della Scienza di Napoli deve considerare questi vincoli
Tra libertà e responsabilità
Come detto in apertura, prima di ogni volo è necessario consultare D-Flight per verificare le restrizioni dello spazio aereo ed acquisire tutte le autorizzazioni ENAC e i permessi locali richiesti da Prefettura,
Comune o controllo del traffico aereo. La pianificazione diventa parte integrante del processo creativo. I beni culturali appartenenti allo Stato, alle regioni e agli altri enti pubblici territoriali sono dichiarati beni demaniali, e le riprese video di luoghi di interesse pubblico situati in Italia sono di competenza del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo. Le sanzioni per chi viola queste norme possono essere severe: multe salate, confisca del drone e, nei casi più gravi, conseguenze penali. Il rispetto della privacy aggiunge un ulteriore livello di complessità, visto che fotografare persone identificabili richiede il loro consenso informato.
Una nuova prospettiva
La tecnologia dei droni offre ai fotografi strumenti straordinari per raccontare il patrimonio culturale italiano, perché le riprese aeree possono valorizzare la bellezza di un borgo medievale, documentare lo stato di conservazione di una torre antica e mostrare la relazione tra un edificio storico e il paesaggio circostante.
La chiave per un lavoro ben fatto e perfettamente legale risiede nella piena conoscenza delle regole e nel rispetto delle stesse, in modo da utilizzare questa tecnologia con totale consapevolezza.
